Incipit:
L'abitudine e la necessità quotidiana di inventare nuove
scenografie per i più svariati programmi televisivi non impedisce a
questo "artista qualunque", come ama
autodefinirsi, di far vivere la sua
capacità di disegno, frutto di una scuola assidua e severa, in un
ambiente immaginario frutto più che della fantasia, di un inconscio
protagonista.
Chi lo vede arrivare al suo luogo di lavoro, con la sua bicicletta e il
cappotto grigio, puntuale e ripetitivo, deve dimenticare quello stereotipo
di genio e sregolatezza che un'abitudine romantica ci ha imposto. Ciò non
toglie che c'è qualcosa nel suo incedere, quel suo muoversi a scatti,
quale suo provar fastidio per chiunque gli si approssimi, che lo rende
altro dalla norma. I suoi incubi, nascosti nel quotidiano, emergono nei
suoi disegni, resi fantastici e a volte gradevoli, da un barocco
accumularsi di segni splendenti, fiabeschi, ma pur sempre incubi,
irrisolti problemi, violenti aspetti di un'infelicità che è conseguenza
della solitudione dei suoi personaggi che hanno lasciato la loro storia,
la loro leggenda, da cui sono stati estratti, per rimanere emblemi della
solitudine e dell'immobilità.
1978 - Partenza di Lancillotto
China su pergamena, cm. 65 x43