(in fase di studio)
Incipit:
La proposta di una esposizione di oggetti di design va letta come evento,
non come mostra in sé. Non sono infatti le opere che devono essere lette,
ma il fatto che siano esposte insieme in quel momento e
in quel luogo.
Per loro definizione le opere sono conosciute, sono nel mercato perché
veicolano un marchio, non avrebbe senso presentarle per la loro funzione.
L’insieme delle opere, l’evento quindi, è l’oggetto dell’analisi.
Per lo meno è questa, mi pare, l’intenzione degli organizzatori, e mi
pare utile tentare di capire il perché.
Non è semplice evidenziare la sostanziale differenza che si crea quando
si espongono opere d’arte rispetto a quando si presentano oggetti
commerciali di cui si vuole sottolineare la componente comunicativa.
Se ci piace giocare con l’entusiasmo delle parole, e con le derive
retoriche, troveremo nell’opera d’arte motivazioni più individuali,
forse più ispirate e comunque in qualche senso più nobili di quelle che
ispirano uno studio di design comunicativo o, tout court, di design. Se
invece preferiamo un gioco meno fantasioso, dobbiamo provare a leggere le
differenze nelle motivazioni che hanno spinto alla produzione dell’opera.
Diamo per scontato, cosa che è assolutamente vera, che dietro ad un
prodotto di design, ci sia uno studio specifico per trovare il modo
migliore di comunicare qualcosa, bisogna prendere atto che questo fatto
tende a mascherare un altro concetto, forse ancora un preconcetto: che
tale motivazione, fondamentale per l’oggetto di design, non sia così
obbligatoria in un’opera d’arte, o che comunque sia più nascosta..
2001 - Litina per Cascina Castle't
Serigrafia su vetro