Incipit:
Il "fascino discreto" dell'asimmetrico sta conquistando anche
Giuliano Barbanti, ed è un fatto positivo,
questa pittura — così calibrata,
così compassata, così misurata — attraverso le sfasature di alcune
sagome rettangolari, attraverso l'estroflessione di alcuni segmenti
geometrici o la diversa larghezza delle incorniciature esterne, acquista
una dimensione nuova, più carica di possibilità espressive, più
attuale.
L'artista era partito da una riduzione a zero del fatto pittorico con
l'eliminazione del pesante impasto del colore ad olio, e il ricorso a un
medium estremamente freddo e impersonale come quello del colore acrilico
spruzzato con l'areografo. E questa sottomissione all'esercizio d'un
cromatismo estremamente rarefatto (solo una serie di grigi che si
estendono fino al bianco e al nero, attraverso gradazioni sottilissime),
gli aveva permesso di liberarsi da ogni scoria tonale, da ogni artificio
pittoricistico. Ma, raggiunta l'essenzialità della superficie, quadrata,
rettangolare, curvilinea monocroma o appena variegata rimaneva un dubbio:
circa la possibilità di vitalizzare tale superficie con altre scansioni,
che non fossero quelle decisamente cromatiche che avrebbero spostato
troppo bruscamente l'asse del dipinto su altre posizioni meno rigorose e
coerenti.
1973 - sds 222
acrilico aerografato su tela, cm. 91 x 90