Dal 2005 dirige la rivista Veronelli EV (EX Vinis - Vini Cibi Intelligenze), fondata e diretta fino alla sua scomparsa da Luigi Veronelli.
Editoriale
Ho sentito per caso, durante un’intervista televisiva, Ermanno Olmi
dichiarare l’inutilità del libro. Il regista si chiedeva cosa potessero
fare i libri di fronte alle grandi tragedie dell’umanità, che risposte
potessero dare alla fame, alla guerra, ai disastri naturali.
Voleva essere il portatore di una cultura diversa, materiale, legata alle
cose concrete della vita, lontana dai sofismi, dalle arguzie
intellettuali; esattamente quella cultura che noi di EV vogliamo portate
in primo piano. La cultura non dominante, quella dei contadini e degli
uomini comuni, quella della sapienza artigiana non codificata, quella del
rapporto continuo con la terra. Ma in quella dichiarazione c’era una sorta
di livore antintellettuale, un compiacimento populista. Non avevo mai
pensato che la nostra convinzione di veicolare una cultura delle cose
materiali potesse essere contro i libri, anzi ho sempre pensato: “beati
quei ragazzi che crescono in case ove ci sono dei libri”. La mia paura era
piuttosto un’altra, quella di idolatrarli i libri, io che li amo come
oggetti, da toccare, annusare, di cui sentire la consistenza. C’è un
piacere tattile nel libro, come nel vino. Mi sono spaventato. Poi, per uno
strano gioco delle connessioni dei pensieri, mi è venuto in mente che la
maggior parte dei libri di Veronelli sono elenchi di cose, vini, piatti,
cibi, giacimenti gastronomici; cose concrete. Era un elenco di cose la sua
migliore rivista: L’Etichetta. E poi c’è il Breviario Libertino ove le
cose si sono fatte astratte, sono diventati pensieri che sono cose.
L’umiltà della cultura concreta non sentenzia, elenca, espone. Come il
Vocabolario, come la Bibbia. I libri sono la trama dell’umanità. Ci sono
libri cattivi e libri buoni, ma non libri inutili. Ben venga il Vasari che
ha dato titolo e dignità ai ragazzi di bottega trasformando gli artigiani
in artisti. Ben venga Melville che ha trasformato una vecchia balena nel
Leviathan, e ha dato un senso alla mia piccola battaglia contro il male,
ben venga Archiloco che con pochi frammenti mi ha fatto capire il senso
tragico della guerra: “alla lancia m’appoggio nel bere”. Noi vi proponiamo
in ogni numero un ritratto di uomo, di una donna, di pensiero. Non
necessariamente un uomo noto, ma un uomo che ha scritto ed espresso le sue
convinzioni. Un filosofo, un economista, uno scrittore, un pubblicitario,
non importa. Noi vogliamo sapere da lui che rapporto ha con le cose, con
la terra, con la sua terra, con il concreto quotidiano. Vogliamo leggere i
suoi libri, e i libri di tutti, per trarre da essi piaceri palpabili,
conoscenze utilizzabili, non vanagloria. EV, ex vinis, è un sigillo, non
uno strumento per fare bella figura.