Autore:Nichi Stefi
Editore: Veronelli Editore
Anno: 2002
Incipit:
Il padre Giuseppe, detto Pinotu, veniva chiamato Braida in paese e
nei dintorni perché assomigliava a un tale che si chiamava così, ed era
un commerciante di cavalli che giocava a pallone elastico con particolare
bravura, un vero campione idolatrato dai giovani.
Pinotu invece fac
eva il carrettiere,
trasportava enormi botti di vino, giocava anche lui a pallone elastico,
piuttosto bene. tanto che lo conoscevano tutti anche nei paesi più
lontani oltre Asti, oltre Canelli, fino ad Alessandria e a Vignale e il
soprannome di Braida si confuse fra i due. I cavalli anche lui li amava:
ne aveva quattro, da tiro, per il suo lavoro, e possedeva inoltre due
campi a fieno e un vigneto piantato a barbera ereditato dai tempi. Il suo
soprannome passa al figlio Giacomo così come la passione per il pallone
elastico, per il vino e per i cavalli tanto che riesce a comprarne alcuni
di gran razza, il primo dei quali viene chiamato El Braida.
C’è un destino nei nomi, e Giacomo Bologna detto Braida del suo è
molto orgoglioso. Sono gli anni duri del dopoguerra quando il lavoro è
fatica e le campagne vengono abbandonate dai giovani ansiosi di andare a
Torino a lavorare in Fiat e ignari di rischiare di perdere la propria
identità; Giacomo invece ci tiene al suo nome, a Rocchetta Tanaro, ai
vigneti che circondano il suo paese e diventa presto un protagonista della
vita sociale.