Autore:Nichi Stefi
Editore: Hobby & Work Publishing
Anno: 2004
Incipit:
Nella nostra storia il vino ha avuto un ruolo estremamente importante.
Senza aver paura di essere smentiti possiamo affermare ch
e la cultura mediterranea da cui noi proveniamo si
è fondata sulla coltivazione della vite, dell’ulivo e del grano, tanto
che i tre prodotti base di queste piante, il vino, l’olio e il pane sono
icone religiose e culturali di tutte le civiltà che si affacciano sul
Mare Nostrum, come il riso e la soja lo possono essere per la cultura dell’estremo
oriente.
Purtroppo però, la storia del vino, soprattutto la più recente, non è
una delle storie migliori.
Esaltata dai Greci e dai Romani, portata al rango rituale dal
Cristianesimo, questa storia ha cominciato un lento declino, prima perché
criminalizzata dall’Islam, poi perché emarginata dalle componenti
razionalistiche della cultura occidentale e dall’arrivo di prodotti
nordici, birra e superalcoolici, portati dalle popolazioni emergenti. Poi,
per quasi tutto il secolo scorso, il vino è stato un alimento, non un
piacere; è stato il sistema meno costoso per produrre energia e sopperire
alla carenza di cibo. “Un bicchiere di vino fa buon sangue” si
diceva, e si finiva con il darlo anche ai bambini; nei giorni più freddi
addirittura un bicchierino di grappa di primo mattino, magari a digiuno,
era il viatico per chi doveva sopportare fatica e freddo con poco cibo in
corpo e abbigliamento spesso inadatto. “Un bicier de bon vin fa
coragio e fa morbin” dice un altro adagio popolare, coraggio e
allegria mancavano a chi viveva una vita di stenti.