Autori:Luciano Ferrari Angelo Solci Nichi Stefi
Editore: Vinarius
Anno: 1990
Incipit:
Le estremità della lunghissima pinza sono incandescenti, quasi bianche,
con i due semicerchi contrapposti e violenti, quasi mani in procinto di
stringere un collo.
L'uomo
l'afferra per i lunghi manici e la appoggia al collo della bottiglia
appena sotto il tappo, ed essa stride fin quando l'uomo versa un poco di
gelida acqua che, evapo- rando rapidamente, fuma un attimo, come a
ribellarsi. Secco, preciso, immediato, si sente il suono della crepa, e
collo e tappo abbandonano la bottiglia ferita: il vino, dopo decenni, è
tornato a respira re liberamente, che troppo tempo il sughero l'aveva
costretto a vita lenta e lunghissima.
L'uomo si fa in disparte e colui che dovrà bere, che quest'atto non si
delega a nessuno, afferra la bottiglia e l'inclina lentamente su una
caraffa di vetro inglese (importata la scuola veneziana già al tempo
della regina Elisabetta), il flusso, lungo il cristallo, è lento e conti-
nuo, una candela permette di osservare il suo vortice e fermarsi quando i
depositi cominciano, che non deve la mano dell'uomo smuovere ciò che nel
tempo si è formato sul fondo.
Poi il bicchiere, ampio, trasparente assoluto, calice alto e rotondo, con
la bocca un po' chiusa a trattenere i profumi che permangono nel tempo..